Family Day: il racconto di un nonno

Sabato scorso a Roma. A differenza di quanto avviene in occasione delle grande adunate organizzate dai sindacati o dai partiti, nessun biglietto di trasporto gratis, nessun cestino per il pasto, nessuno slogan da imparare a memoria come un mantra assillante.             Tutto pagato dai singoli, dalle famiglie, dal milione e passa di intervenuti al convegno pro famiglia.

Un oceano di persone inneggianti alla famiglia costituita da papà, mamma e bambini. Senza contare i nonni di appoggio; “antichi”, dice mio nipote seienne, mai “vecchi”.   Nipote che da grande, è sicuro, farà il presidente di Voglio La Mamma (con buona pace di Mario Adinolfi) perché preoccupato del fatto che tutti la vogliano.                                         Ma la mamma, per definizione, è soltanto sua!

Prima dell’inizio, con un tempismo perfetto, quaranta minuti di autentico e in parte annunciato diluvio. Lampi, tuoni, forse un po’ di grandine. Gli ombrelli e i leggeri impermeabili non proteggono e in breve si è fradici, i rivoli ai lati della piazza diventano torrenti. I bambini, coperti da ampi teloni spuntati da non si sa dove, non perdono l’allegria. Anzi, per alcuni di loro è una festa nella festa. Forse più preoccupati i genitori. Qualcuno, privo di protezione, sappiamo poi essersi rifugiato nelle toilette chimiche.

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Poi il sole; un sole caldo che asciuga tutto. Molti ombrelli vengono ora tenuti aperti per proteggersi dai raggi cocenti.

Ci guardiamo attorno: la grande piazza e le via laterali a vista d’occhio sono una selva umana. Se piazza San Giovanni nei concerti del primo maggio e dei raduni sindacali dicono contenere un milione di persone, nonostante palchi grandiosi e posti vuoti, non si può che convenire che siamo più di un milione di persone con visi belli, sereni e puliti. A meno che non si voglia davvero credere al mito della “piazza elastica”, ipotesi ironicamente rimbalzata sui social in questi giorni…

Striscioni simpatici e bandiere di associazioni apolitiche e apartitiche.  Sul palco nessun vescovo, sacerdote e nemmeno vi sono autorità politiche – cosa rara in un’occasione che si poteva utilizzare “a favore” – ma forse i loro pensieri e le loro predisposizioni sono altrove . Tanta allegria, canti e applausi. Si è consci e orgogliosi del diritto, che qui si sottolinea, di essere i primi responsabili dell’educazione dei propri figli, come sancisce la Costituzione.

Non si contano gli affettuosi e gioiosi incontri tra giovani e meno giovani di diverse città, così come i gettonatissimi selfies in pose improbabili e spesso agli antipodi delle comune norme per una sana ergonomia, una sorta di quadri di Picasso portati nella realtà per riuscire a starci tutti in uno scatto e immortalare la realizzazione di un sogno coltivato da tanto tempo.

11121223_10205166522895110_8216558494607014629_n     11163915_10205164247198219_699101804198841968_n

Frutto del fatto che, spontaneamente, in poco più di un anno, è sorta in Italia una sottile e fitta rete di persone, accomunate dagli stessi valori e decise nel riaffermarli. Un’amicizia autentica che si fonda su principi per i quali si è disposti a battersi e a metterci la faccia. Un’amicizia che ti fa brillare gli occhi e battere forte il cuore non appena scorgi in lontananza un’immagine del profilo che improvvisamente si incarna e prende una sembianza umana.

E magari ti accorgi che il tuo amico di tastiera in realtà non è un sosia perfetto di quell’attore, né ha l’aspetto del suo personaggio preferito dei cartoni animati o il simbolo che richiama solo-lui-sa-cosa.  E parte così un festival di carrambate da fare invidia alla Raffa nazionale!

10945778_10205166529935286_6796711973808430408_nCi si trova anche gomito a gomito con qualche deputato o senatore del parlamento, presente per convinzione personale o forse per curiosità.  Quasi si vergogna di essere lì in umiltà, come cittadino comune, non invitato come usava in passato. Sanno che nessuno di loro, anche al più alto livello, sarebbe oggi in grado di richiamare grandi folle come quella in cui sono piacevolmente immersi.

Siamo di fianco a un mega schermo per noi inutile perché nascosto da un gazebo posizionato forse in maniera non troppo congeniale, però vediamo piuttosto bene quello che avviene sul lungo palco, e l’acustica è molto buona.

Partiti in treno al mattino, mezzo pubblico fino alla piazza, un hamburger e una bibita, da me rovesciata per sbadataggine assieme alle relative patatine (sono un nonno, anche se “sempreverde”, ma sono con i giovani amici delle Foglie Verdi di Bologna che adorano simili “prelibatezze”), quel fortissimo acquazzone, ottimi ed efficaci interventi degli oratori, alcuni già noti e a noi cari (su tutti: Costanza, Mario e Gianfranco), altri una piacevole scoperta.

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Un caleidoscopio fantastico di parole e di idee. Manifestazione, nelle sue premesse e nel suo svolgimento, senza biasimi verso persone o categorie di persone, ma contro l’educazione gender che anche col beneplacito ministeriale si vuole introdurre nelle scuole a partire dagli asili.  Un popolo decisamente fermo nel ricordare che i bambini non sono mai un diritto ma sempre e solo un dono!

Il capo della comunità ebraica ha inviato un messaggio perché di sabato non può essere con noi; hanno parlato anche un imam e un rappresentante della comunità evangelica.       E anche un grande laico cattolico, Kiko, può ovviamente dire la sua, supportato dall’affetto dei suoi tanti seguaci e dall’apprezzamento di chi lo viene a conoscere nella circostanza.

Alla fine un altro temporale, in parte da noi evitato lasciando la piazza in anticipo per non correre il rischio di perdere il treno di ritorno.

Ero presente anche al grande Family Day del 2007 (e sono contento di poterlo raccontare, con orgoglio, ai miei nipotini … come recita un ben noto luogo comune).

Sabato scorso forse eravamo un po’ di più. Tutto nato da un’idea sorta soltanto il 2 giugno, sviluppata via facebook, cinquettii, mail, sms, chattate, whatsapp … e via comunicando. Roba da giovani … per un nostalgico, come il sottoscritto, del buon vecchio telefono a gettoni.  Qualcuno ha remato contro ma la Provvidenza è stata favorevole.           Organizzato in appena in 18 giorni: sembra incredibile ma è tutto vero!

Ora la palla passa a chi ha il potere di legiferare per il bene comune, con la convinzione che voltare le spalle al popolo della famiglia sarebbe, a questo punto, un grave, gravissimo, imperdonabile errore. Noi non abbasseremo mai lo sguardo e saremo sempre pronti ad alzarci in piedi, con rinnovato vigore, per fare sentire nuovamente la nostra voce.

GioVe  (di professione “nonno”)

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1 Commento

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Una risposta a “Family Day: il racconto di un nonno

  1. Bravissimo…..anche i nostri due nonni sono agguerriti e ben i formati!!!
    Forse questa guerra la vinceremo proprio con l’aiuto di voi nonni (che ne avete viste di guerre…o almeno sentite più da vicino di noi. ..) perché sarete gli unici ad affermare senza paura la verità evidente e luccicante che l’italia sta in piedi di generazione in generazione se ci sono mamma e papà .

    Mi piace

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