Attitudini del genere

Ok, tanto per ribadire l’ovvio (visto che ormai siamo giunti a tal punto e visto che questo portale vi si presta precipuamente), volevo comunicare una notizia bomba: maschi e femmine sono diversi!

Pensate che io di questa cosa me ne sono accorto vedendo i miei tre figli giocare nel nostro salotto.

11850605_721949684606448_6329277063960797782_oI due maschi hanno quattro anni di differenza tra loro, ma già riescono ad interagire su alcuni giochi che appassionano entrambi, tipo i dinosauri, il LEGO o le macchinine (rigorosamente di Cars).

La piccolina, pur manifestando interesse per i medesimi giocattoli fraterni (oltreché per le scarpe), spesso però rimane tagliata fuori, naturalmente emarginata per la sua ancora troppo giovane età.

Nei tre metri quadri che abbiamo per casa, tuttavia, i nostri figli si trovano costretti a condividere gli stessi spazi, e così capita quotidianamente che si riuniscano sul tappetone-pista a ravanare rumorosamente nello scatolone del Duplo, ad accozzare morbidosi rettili preistorici oppure, come nelle circostanze in questione, ad improvvisare rocambolesche gare tra l’immancabile Saetta McQueen, il talentuoso Miguel Camino e l’agguerrito Chick Hicks.

In quel frangente alla piccolina era stata assegnata una macchinina verde (nello specifico Carla Veloso) e subito “cortesemente invitata” ad andare a giocare da sola, possibilmente al di fuori dei limiti del suddetto tappetone.

1947855_10202227340017375_172017947_nOvviamente la tranquillità è durata pochissimo, poiché il mio bocciolo di donna, non appena si è resa conto che i due fratelli erano troppo dediti alla loro roboante corsa di bolidi, ha deciso immantinente di unirsi anch’ella alla loro ludica attività.

Nulla di male, si dirà, se non fosse che invece di accostarsi con la sua automobilina e scimmiottare i due consanguinei, si è candidamente fiondata tra l’uno e l’altro, sedendosi con ostentata platealità proprio in mezzo al circuito e senza nemmeno fare finta di utilizzare la macchinina assegnatale, ha iniziato a sparpagliare tutte le altre automobiline, conservate nell’apposita sacca, sul tappeto.

Lì per lì i fratelli l’hanno ignorata, non so se perché autisticamente immersi nella loro simulazione o come astuta tattica per non dar soddisfazione alla sorella (personalmente propendo per la prima ipotesi), ma la piccola donzella ha iniziato a scaraventare automobiline in giro in maniera sempre più concitata e rumorosa, fino a quando non è riuscita a scatenare la reazione (teatrale e melodrammatica) dei due maschietti.

A quel punto, e solo allora, si è immobilizzata e, con un sorriso beato stampato sulla faccia, ha iniziato a voltarsi alternatamente verso entrambi i fratelli arrabbiati: aveva finalmente ottenuto la loro attenzione!

È stato in quel momento che ho riscontrato come davvero l’uomo sia stato creato con un’ontologica preferenza ad interagire con l’ambiente, mentre la donna sia stata davvero creata per la relazione con l’altro: i due maschi avevano trovato la loro piena realizzazione nel giocare con le loro macchinine, la femmina invece perseguiva (ed ha infine ottenuto) l’attenzione personale. Ed in particolare uno sguardo esclusivo su di lei, che la guardasse come un centro: poco importava che i fratelli la guardassero in cagnesco, bastava che fosse lei (e non più le loro automobiline) l’oggetto del loro relazionarsi.

Vabbé, poi hanno iniziato a spintonarla e son dovuto intervenire io perché non si trascendesse, ma l’insegnamento, almeno a me, era arrivato: una volta di più mi accorgo di come mia figlia sia già tutta donna nel contemplare la sua magnifica attitudine, naturale e precoce, a rompere le balle…

Andrea Torquato Giovanoli

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