Il senso di Planned Parenthood per l’aborto

Alcuni small_150924-164304_to240915rtx_1532-990x659attivisti pro-life hanno manifestato una certa delusione per le parole americane di papa Francesco, dal quale avrebbero gradito un riferimento esplicito allo scandalo di Planned Parenthood, il colosso statunitense dell’aborto finito nell’occhio del ciclone per la sua disinvolta politica commerciale, chiamiamola così, a riguardo dei tessuti fetali.

Un conservatore americano ha affidato il suo rammarico a un tweet: “Due parole speravo di sentire da Papa Francesco negli USA: Planned Parenthood”, ha scritto.

E invece il Papa, è l’amara costatazione, ha parlato di immigrazione, di povertà, di ambiente, di pena di morte. Ma non ha parlato esplicitamente di aborto e di Planned Parenthood.

Il minimo che si possa dire è che è sempre rischioso misurare l’altro – e questo vale anche quando si pesano i propri avversari – con le nostre categorie di pensiero. Chi mai può sapere con certezza a quali sottigliezze giungano le sensibilità di quel centro di propulsione globale della cultura dello scarto che è Planned Parenthood? Davvero possiamo pensare che in chi della propaganda pro-choice ha fatto una ragione di vita non sia all’opera un misterioso sesto senso per l’aborto, una sorta di facoltà interiore che permette una più profonda intuizione nel proprio “campo di competenza”? Una coscienza più vigile: è quanto matura in coloro che, non desiderando far venire alla luce i propri sporchi traffici, sviluppano una acuta percezione per le cose che riguardano direttamente le loro “attività”. Un sesto senso, per l’appunto, che consente loro di cogliere sfumature nascoste ai “non iniziati”.

E chi allora meglio di uno dei figli di sant’Ignazio, maestri nel discernimento degli spiriti, può essere in grado di toccare le corde più intime dell’animo umano, anche quando si dedica al male? Non bisogna sottovalutare il misterioso potere della parola di penetrare nell’intimo dell’essere umano. E ancor più quando è parola divinamente ispirata la quale, come dice la lettera agli Ebrei, «è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore».

Sembra infatti che chi doveva capire abbia capito benissimo. Nel suo discorso alle Nazioni Unite papa Bergoglio ha condannato il «commercio di organi e tessuti umani». L’accenno, per quanto fugace, non è sfuggito all’occhio clinico di Planned Parenthood, che ha avuto aspre parole per Francesco e per la sua difesa della vita – inclusa quella dei non nati – sia all’Onu che al Congresso.

«Malgrado la sua posizione progressista sui cambiamenti climatici e sull’uguaglianza economica, papa Francesco ha fatto un passo indietro quando è passato alla salute riproduttiva e ai diritti delle donne», ha sibilato velenoso Alexander Sanger, nipote dell’eugenista (e fondatrice di Planned Parenthood) Margaret Sanger. Anche Alexander è impegnato nella stessa battaglia della nonna a favore del controllo delle nascite. Ricopre infatti un ruolo di primo piano come presidente di International Planned Parenthood Council, dopo averne diretto la sezione newyorchese.

Sanger, che ha anche un passato come ambasciatore di buona volontà nel Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha messo nero su bianco la sua fede nella salute riproduttiva nel libro «Beyond Choice. Reproductive Freedom in the 21st Century» (Al di là della scelta. La libertà riproduttiva nel 21° secolo).

Questo grigiocrate al servizio del family planning ha confidato le sue preoccupazioni all’International Business Times, il quotidiano che ogni giorno diffonde in sette lingue e in dieci nazioni le notizie sugli affari e sulle imprese. «Il papa e la Chiesa Cattolica – sentenzia Sanger – devono riconoscere il fatto che il 99 per cento delle donne cattoliche fanno uso della contraccezione e hanno aborti nella stessa percentuale delle altre donne. Il loro tentativo di comprimere l’accesso alla contraccezione riduce le donne a semplici dispensatrici di materiale biologico e nega loro il diritto di pianificare le proprie famiglie. Il papa deve ascoltare quel che vogliono le donne, e le donne di tutto il mondo vogliono accedere alla contraccezione».

Certo ci vuole una buona dose di sfacciataggine da parte di Planned Parenthood per accusare il papa di voler assimilare le donne e la maternità a una fornitura di materiale biologico, vista la spregiudicatezza con cui trattano – tanto al chilo, letteralmente – le parti dei bambini abortiti. Sanger non manca di ricordare anche la deprecazione di un portavoce di WHO (Women’s health), uno dei tanti organismi internazionali impegnati nella promozione della “salute contraccettiva”. L’imputazione, odiosa, è la solita: invitando i cattolici a non usare la contraccezione, il Papa e la Chiesa limiterebbero i diritti delle donne.

Non è passato inosservato alle sensibili lenti di PP anche il velato riferimento all’aborto di Francesco nel corso del suo storico discorso al Congresso americano, dove il Papa ha detto di non poter nascondere la sua personale preoccupazione per la famiglia, «che è minacciata, forse come mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno». Sanger non ci sta, non può digerire il fatto che queste parole siano state pronunciate in faccia al consesso legislativo, ai giudici della Corte Suprema, e davanti ai candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

No, Planned Parenthood ha compreso perfettamente le parole del pontefice. Le scarne allusioni del papa argentino sono bastate a suscitare un’eco, a dimostrazione di come alcune spiccate “sensibilità” possano essere toccate anche con poche misurate parole. Lo prova la reazione stizzita del nipote di Margaret Sanger, il tipico riflesso di chi si è sentito pungere nel vivo della carne.

Si dimentica con troppa facilità che nei vangeli i più lesti a riconoscere esplicitamente il Signore sono gli spiriti malvagi: «Io so chi tu sei: il Santo di Dio», grida lo spirito immondo di Cafarnao, mentre i discepoli timidamente si interrogano ancora sull’identità di quel misterioso nazareno: «Chi è dunque costui?».

C’è da stupirsi che ancora oggi accada lo stesso?

Emiliano Fumaneri
Articolo per il quotidiano La Croce  (http://www.lacrocequotidiano.it/home)

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