Certa discriminazione

Mezzanello a casa con la gastrointerite: quindi nottata piuttosto inquieta. Con conseguente accumulo di ulteriore sonno da recuperare che si va a sommare alla dose già accantonata di quello arretrato (dovuto, lo confesso, a tutti quei “sono un po’ stanchino: stasera vado a letto presto” rimasti, giorno dopo giorno, sistematicamente inevasi).

Comunque: stamattina solita scena da risveglio dei morti viventi, perciò consueta disorganizzatissima preparazione dei pargoli per scuola/asilo, usuale colazione trangugiata in corpo unico (quindi senza neanche sentire che sapore avesse) ed uscita di casa nell’abituale, mostruoso, ritardo.

Fattostà che una volta portato il figlio maggiore a scuola mi accorgo di aver lasciato la sua cartella a casa (però l’orsacchiotto della pargoletta me lo sono ricordato!): è lo stesso erede che me lo fa presente, a voce squillante ed ovviamente davanti a tutto il consesso di insegnanti, genitori e preside, che affollano, come ogni mattino, l’atrio dell’istituto.

Schermata 2014-06-16 alle 09.17.36-2Ancora indeciso se diventare paonazzo per la vergogna o pallido cadaverico per l’apprensione dell’altrui giudizio, mi guardo velocemente intorno implorando pietà con gli occhi già illanguiditi grazie ad un riflesso condizionato acceso dall’istinto di conservazione (tipo l’espressione commovente del gatto con gli stivali di Shrek, per intenderci), e intorno a me vedo i pochi padri presenti scuotere sconsolatamente la testa in segno di muta solidarietà, le molte altre madri sogghignare velatamente con espressione di malcelato compatimento (come dire: sei un uomo, cos’altro ci si può aspettare da un maschio?), per ricadere infine sul volto enigmaticamente inespressivo delle insegnanti.

A quel punto, non riuscendo più a sostenere la tensione del momento, esplodo in una patetica confessione, attribuendomi tutta la colpa di quell’ignobile dimenticanza.

E rimango confortevolmente sorpreso per l’inaspettata clemenza di cui vengo fatto oggetto da parte di tutte le maestre e della stessa preside davanti a quel mio gesto estremo. Tuttavia, notando gli sguardi in cagnesco delle madri presenti alla scena, maturo il sospetto che se fosse stata una mamma a combinare il medesimo pasticcio sarebbe stata trattata con meno favore: quasi come se da un uomo ci si aspettassero determinate negligenze in ambiti di retaggio usualmente femminile (un po’ come la rassegnata compassione maschile alla vista di una donna in palese difficoltà di manovra durante un parcheggio).

Abbandonando repentinamente ogni elucubrazione però, seppure incerto se essere lusingato o rattristato dalla situazione, stamane, a scanso di ogni ulteriore rischio, ne ho approfittato per defilarmi alla chetichella. Ma mentre sgommavo via in macchina (per mettere più distanza possibile tra me e la scuola, prima che qualcuno notasse la mia assenza), mentalmente ripassavo la lezione appresa dall’episodio, concludendo come davvero, ed una volta di più, persino nei più banali frangenti del quotidiano si possa riscontrare la cristallina ovvietà di un fatto: che maschi e femmine sono diversi.

Andrea Torquato Giovanoli
https://andreatorquatogiovanoli.wordpress.com/

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