Il Family Day di una foglia diversamente verde

Da bambino mi sono sempre appassionato alle storie che mi raccontavano i miei nonni. I loro ricordi di vita, lavoro, guerra ma soprattutto quelli della loro infanzia. Chiedevo sempre di dirmi dei loro padri e anche dei loro nonni. Mi dava un grande senso di sicurezza e di tranquillità sapere che prima che io nascessi c’era stata a ritroso una storia lunghissima della mia famiglia, un filo senza interruzioni. Ora ritrovo lo stesso interesse nei miei nipoti, orgogliosi di leggere su un quadro ‘falso nobiliare’ di famiglia che almeno dal 1815, duecento anni, possiamo conoscere da documenti, foto, memorie, i nomi e l’esistenza dei famigliari che ci hanno preceduto.

nonno-e-nipotePensavo a questo sabato 30 gennaio, ammirando dall’alto di una sponda del Circo Massimo, come tante gocce in un oceano, le centinaia di migliaia di bambini, papà, mamme e nonni, tutti festanti e uniti tra di loro ad affermare la validità, l’utilità e la bellezza della famiglia. E allo stesso tempo ascoltavo dalla voce degli oratori la descrizione dell’abominevole tratta degli ovuli e spermatozoi, raccattati un po’ dovunque  per costruire in laboratorio embrioni, scartarne i più deboli – o semplicemente quelli in sovrannumero – e poi mettere in affitto quelli prescelti in ventri anonimi di donne bisognose, per fare nascere uno o due bebè a pagamento. Con la formula commerciale ‘soddisfatti o rimborsati’.

Sappiamo quali traumi possono colpire i ragazzi quando vengono messi al corrente dai genitori adottivi, che pur li hanno amati e li amano immensamente, della loro oscura provenienza familiare. E come essi vogliano cercare, con determinazione e ansia, da dove e da chi siano arrivati.

Come, allora, non pensare al grave turbamento che potrà impossessarsi dei giovani se, ricercando le loro origini,  potranno anche solo avvicinarsi alla conoscenza delle diverse sorgenti e complicati tecnicismi da cui vennero assemblati per acconsentire ad un capriccio antico di gente egoista. Come potranno sentirsi nel mondo, sapendo di essere nati per caso da ignoti gameti, di non aver avuto una madre che li ha desiderati e protetti in seno per nove mesi e poi allattati, senza un padre di riferimento nella crescita e anche nell’età matura? E, mi sia consentito, senza il dolce amore dei nonni?

autunno1Col passare della primavera e dell’estate la clorofilla se ne va e sulle foglie appaiono tante sfumature di colori, giallo, marrone, rossiccio. Sono le caratteristiche precipue e varie dei nonni che non hanno più nulla da nascondere e prendono le spade, quelle delle loro menti e delle loro lingue, per proclamare forte che, pur non più verdi, le foglie sono sempre foglie e che anch’esse sono spuntate un giorno da gemme nei rami, dalla linfa del tronco e il tutto era venuto dalle radici.

Nonno Giorgio

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