Il maggio delle famiglie

Era il 13 Gennaio 2013. Ovvero poco più di tre anni sono passati dalla prima manif pour tous, quella che a Parigi, fin da subito, mise in piazza un milione di persone contro la legge Taubira. Ricordo che allora, osservando quella marea umana, commentavo con alcuni miei parrocchiani: è un nuovo ’68, speriamo che come allora il movimento partì dalla Francia per contagiare il mondo intero, così accada anche oggi.

È accaduto. Il maggio delle famiglie è ormai un fenomeno globale, mondiale, come una marea montante, e come nel ’68 contano poco i nomi dei portavoce del movimento: i vari Adinolfi, Gandolfini o Miriano in Italia o Ariňo in Francia o Lahl negli Stati Uniti. Intendiamoci, senza la loro passione e il loro coraggioso impegno nulla sarebbe accaduto, eppure sono certo che se non fossero stati loro sarebbero stati altri, perché appunto è di un movimento spontaneo, di popolo, che stiamo parlando.

Dopo tre anni allora, specialmente dopo un evento spartiacque come il Circo Massimo, è lecito azzardare un primo bilancio: stiamo vincendo o perdendo? Ha un’utilità, un senso tutto questo?

Politicamente è ancora tutto in ballo, e già questo è di per sé un successo. I passeggini di S. Giovanni e del Circo Massimo hanno formato un muro che fino adesso regge, almeno in Italia e l’Italia, come ci diceva Jennifer Lahl è importante perché è un paese simbolo, il resto del mondo guarda a noi come all’ultima spiaggia. Roma come Gondor, se cade l’Italia tutto è perduto. Il fatto che per due anni siamo riusciti a fermare una legge iniqua che sembrava destinata a passare de plano è una buona notizia, anche se piccola, perché significa tanti bambini in meno venduti e comprati, e di questo non ci si può che rallegrare.

Ma non è questa la cosa più interessante. La cosa più interessante è quel 70% di italiani che in tutti i sondaggi continua ad essere tenacemente impermeabile alle ideologie ed attaccata alla realtà e continua a ritenere una follia dare alle coppie omosessuali la possibilità di adottare dei bambini. È interessante il crescente consenso che il movimento sta raccogliendo intorno a se, il sussulto di realtà che sta scuotendo il mondo. È interessante la grande quantità di psicologi, filosofi e pedagogisti che piano piano si stanno svegliando da una sorta di ubriacatura collettiva che sembrava aver paralizzato tutti. Da questo punto di vista la firma della carta di Parigi contro la maternità surrogata conta assai di più del Family day, eppure quella non ci sarebbe stata senza questo.

Come nel ’68, come nella famosa favola, le famiglie hanno gridato che il re è nudo, e pian piano il mondo comincia ad accorgersene.

12645210_662813203860617_5552018039473686267_nVincere in Parlamento è importante, perché impedire l’approvazione di una legge iniqua significa fare il bene concreto di tante persone, ma più importante ancora è vincere nei cuori, nelle menti e nelle coscienze e anche questo sta accadendo, lentamente, tenacemente, con pazienza. Certo, la gente spesso non ama essere svegliata e, come nel mito della caverna di Platone, questo ci sta tirando addosso tanto odio, ma che importa se intanto le persone prendono coscienza?

Però c’è anche qualche però… Faccio il prete di mestiere, e quindi tendo a dire cose scomode e la prima che mi viene da dire è un’eco di S. Paolo che ci dice che se non abbiamo carità le nostre parole sono come campane che suonano a vuoto e tutto il nostro impegno, financo dessimo in nostri corpi a bruciare, non serve a niente.

Dobbiamo riconoscerlo: non sempre, non tutti abbiamo agito mossi dall’amore. Si capisce, certe volte la tentazione di sostenere le convinzioni morali con robusti ceffoni (sempre metaforici, per carità) è quasi irresistibile e quando si parla di bambini è facile scaldarsi ed appassionarsi e se si dibatte con chi è imbevuto di ideologia è difficile non cadere nella trappola di rivestirsi di un’ideologia contrapposta, ma questa tentazione è assolutamente da evitare, pena il dire parole vuote o fare gesti inutili.

Solo chi è mosso dall’amore vince la battaglia dei cuori e dobbiamo quindi essere ben consapevoli e certi che è l’amore a muoverci, amore ai bambini innanzitutto, amore a Dio e al suo progetto sull’uomo, certamente, ma anche amore ai nostri interlocutori, perché se è vero che il Vangelo è la salvezza chi si pone coscientemente e consapevolmente fuori da questo progetto sta danneggiando se stesso, anche se crede di inseguire un sogno. Se ci opponiamo alla mercificazione della famiglia non è per difendere un concetto astratto e nemmeno per difendere noi stessi, ma proprio per difendere quelli che questa mercificazione vorrebbero, perché anche loro, forse loro per primi, sono le vittime di questa follia antiumana, di questa degenerazione antropologica.

Se la famiglia è in crisi oggi non è per colpa del matrimonio omosessuale, ma per il dilagare di un individualismo antiumano, di una incapacità di coniugare amore e responsabilità che ormai ha raggiunto livelli parossistici. Il matrimonio omosessuale non è la malattia, ma un sintomo, forse anche molto virulento, di essa. È necessario contrastare i sintomi, ma ancor più necessario è andare alla radice del male e costruire relazioni nuove, fondare un nuovo (ed antichissimo) paradigma di matrimonio e famiglia. Se ho la febbre certamente prenderò la tachipirina, ma ancor di più prenderò l’antibiotico.

Don Fabio Bartoli
https://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/

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3 commenti

Archiviato in Family Day

3 risposte a “Il maggio delle famiglie

  1. L’ha ribloggato su La fontana del villaggioe ha commentato:
    Gli amici del blog “Le foglie verdi” mi hanno chiesto di scrivere un articolo per loro sul Family Day… eccolo qua

    Piace a 1 persona

  2. L’ha ribloggato su Leonida & Co.e ha commentato:
    Roma come Condor. Se cade Gondor tutto è perduto!

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  3. Luca Zacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    E’ febbraio, d’accordo, non è maggio… Ma questo articolo del fratello ed amico Fabio va bene per tutte le stagioni!

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