La compagnia della famiglia

Il primo impulso era quello di non andare.
Siamo milanesi imbruttiti. Abbiamo un sacco di cose da fare.
Due in più che differenza fa?
Ci sono tanti modi per essere presenti senza scendere in piazza.
C’è anche un budget familiare da tener presente.
Alibi a migliaia!!!
Poi però viene fuori quell’orgoglio, la voglia di metterci la faccia, anche con chi ti sta intorno, anche con la tua famiglia, per far capire quali sono le cose che contano veramente.
Quelle per cui vale la pena mettersi in gioco.
Così abbiamo deciso!

E subito si è acceso quel fuoco che porta serenità, voglia di sorridere e affrontare qualunque cosa per arrivare preparati.
Sicuri di trovarci non in una folla, tantomeno in una massa, ma in una famiglia.
Perché questo è il segreto di tutta la vicenda. Ciò che rende queste giornate diverse da qualunque altra iniziativa di gruppo.
Perché all’interno c’è un’anima e l’occasione diventa un luogo dove trovarsi, dove riconoscersi.

Finalmente l’avventura inizia, e comincia un sabato mattina molto presto, arrivando in stazione insieme ci facciamo la stessa domanda: “Ma stanno andando tutti a Roma?”
La Stazione Centrale alle 6,30 di un sabato di gennaio è piena di famiglie.
Sei sicuro? Certo che sono sicuro.
Le riconosco.
Le riconosco perché hanno passeggini, zaini pieni di panini, si trascinano adolescenti assonnati, nonni…. anzi ancora meglio: li riconosci dal sorriso.
Perché c’era una gran voglia di dirselo in Stazione a Milano che siamo contenti di andare, siamo contenti di andare insieme perché siamo lì per testimoniare una gioia, la forza di una famiglia che sarà imperfetta (*) ma che si sforza di essere sempre ogni giorno più degna e trasmettere gioia.
Ci eravamo portati da lavorare in treno, da leggere, pensavamo di riuscire a dormire un po’… ma i programmi sono cambiati.
Non eravamo neppure a Lambrate che sono cominciati gli incontri: “Ma dai ci sei anche tu! Sai chi ho appena incontrato? Vieni che voglio che tu conosca una coppia di amici”.
Il gruppo what’app creato per l’occasione è un trillo continuo: “Ehi ci siamo va tutto bene!!”
“Aspettiamoci a Termini!!”
Una cosa è certa noi abbiamo trovato tanta gioia.
In treno, all’arrivo a Roma, un caffè, ci siamo tutti?
No, aspettiamo il treno delle 10,40 che arriva anche il gruppo di Arese!
Gioia sulla strada che ci ha portato al circo Massimo, dentro sulla spianata.
E ancora altri incontri: “Ma sei Paolo!”

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Se dovessimo dare un titolo a questa parte della mattina non sapremmo cosa scegliere tra: Una festa lungo attesa,  Molti incontri. Ah già sono i primi capitoli dei primi due libri del Signore degli Anelli. Dobbiamo trovarne altri.
Già perché così è andata, non siamo stati a Roma solo per ascoltare ciò che dal palco ci hanno raccontato. Interessantissimo, molto utile, a volte simpatico, qualcosa nazional popolare, come si diceva un po di anni fa .

Il nostro ringraziamento dal profondo del cuore, e queste non sono parole che non hanno un senso un loro peso, non sono voce sdrucita di una consuetudine che non graffia più, sono sentimento puro, anzi di più sono amore vero.
Un ringraziamento dicevamo  a tutti coloro che si sono spesi per organizzare l’evento e che su quel palco si sono esposti uno dopo l’altro.

L’abbiamo capito al Circo Massimo: siamo venuti per incontrarci, per vederci, per contarci, per sostenerci, per raccontarlo a quelli che sono rimasti a casa.
Per tranquillizzarci: non siamo da soli.
E poi, siccome la rete diventa un amplificatore della coscienza, e un amplificatore della conoscenza, è stata l’occasione graditissima per incontrare chi fino a sabato 30 gennaio era una foto di social media, ma alla quale eri già legato.

“Ma quanti amici hai Paolo!!!” lo sfottò simpatico della compagnia milanese all’ennesima richiesta di selfie con Paolo!!

A Roma ci siamo sentiti abbracciati!
Abbiamo provato la felicità di ogni singolo incontro.
E sentirsi realmente stretti da un abbraccio, così come ci siamo sentiti sabato, è un regalo più che sufficiente.
Nelle generazioni precedenti c’erano coloro ti potevano vantarsi di essere stati a Woodstock o al famoso concerto all’isola di White, si quella dei Dik Dik.

Noi potremo raccontare ai nipoti che nel giorno di San Mattia e Santa Martina abbiamo partecipato a qualcosa di molto più che un concerto, abbiamo partecipato al Family Day 2016.

Ecco il nostro video…

(*) Perchè questo chi si è scagliato contro la giornata, non lo ha proprio capito: non l’ha capito che una famiglia non deve essere perfetta, non potrà mai esserlo, perché nel momento in cui lo fosse sarebbe la fine della famiglia, sarebbe la sua morte. Una cosa perfetta non può migliorare, mentre la famiglia, la comunità prima di affetti, e lì proprio per aiutare tutti a migliorarsi continuamente.

Le nostre famiglie non sono le famiglie del Mulino Bianco, neppure – sarebbe peggio – quelle di Brie van de Kamp. Sono famiglie nelle quali ogni singolo membro lotta quotidianamente, contando sull’aiuto l’uno dell’altro, per essere migliore, per imparare ad amare di più, amare anche tutto quello che c’è al di fuori delle porte spalancate della famiglia.

No non siamo famiglie perfette,  né ci piacerebbe esserlo…. Aspirare ad esserlo, sì, per continuare tutta la vita ad aspettare il giorno migliore, con un sorriso che sommerge la fatica.
Se non avete capito siete in grave errore.

Franca Malagò & Paolo Pugni

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1 Commento

Archiviato in Family Day, Video

Una risposta a “La compagnia della famiglia

  1. bellissimo…io c’ero e posso dire che è così, è stato tutto questo

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