Da Faenza a Roma … per la Famiglia!

Al Family Day il 30 gennaio mio marito ed io abbiamo visto cosa significa “essere popolo”. Quel popolo che è da sempre alla base della società e in cui la famiglia, composta da un uomo e una donna uniti in matrimonio, è cellula imprescindibile e irrinunciabile. Fin dalla mattina presto abbiamo incontrato in autostrada decine di pullman pieni di famiglie che scendevano a Roma. Hanno invaso gli autogrill e i caselli autostradali. Poi le persone hanno invaso le metropolitane e le vie. Composte e allegre hanno raggiunto l’enorme spazio del Circo Massimo e atteso che la grande festa cominciasse.

Nel frattempo le mamme hanno continuato a fare le mamme, dando da mangiare ai bambini (ce n’erano tanti, tantissimi di ogni età), cambiandoli, cullandoli mentre i papà facevano i papà, spiegando, raccontando, portandoli in giro e facendoli giocare. Poi tantissimi gruppi di giovani uomini e donne che credono in un futuro in cui sia ancora possibile formare una vera famiglia, al di là della propria fede e del partito di riferimento. Tantissimi giovani sacerdoti che pregavano e sorridevano. Tantissime persone anziane che forse si domandavano stupite perché fosse necessario riunirsi per ribadire un concetto tanto semplice.

Disagio, sacrificio fisico ed economico per tanti. Ma la consapevolezza di essere presenti (anche per quanti impossibilitati a venire ma vicini a noi nei cuori) e uniti di fronte alla Realtà ha dato a tutti la forza necessaria e la consapevolezza che è il popolo, fatto di carne e di sangue, a dovere esprimere e ribadire l’importanza della famiglia naturale.

Eravamo in piazza, non contro le persone – anche se chi ci contesta questo non lo vuole accettare – ma contro le ideologie e contro il DDL Cirinnà sulle unioni civili/omosessuali che contrasta con l’art. 29 della Costituzione Italiana – per testimoniare un dato antropologico, pregiuridico e precristiano, un dato, come si dice, di “diritto naturale”: da che mondo è mondo, chiunque uno creda l’abbia creato, per essere arrivati fino a noi sono stati necessari un uomo e una donna.

Se la scienza, oggi, consente di manipolare tanto della nostra vita, non è detto che tutto sia però lecito e possibile: l’uomo si deve rendere conto che è limitato e che lo sarà sempre. L’uomo sarà veramente tale quando imparerà ad amare il proprio limite e il sacrificio. Eravamo, siamo e saremo un popolo che scende in piazza per amore della vita e della famiglia costituzionale e naturale, per amore dei bambini e dei loro diritti – non di quelli che li vogliono comprare – e per amore del nostro Paese come ci è stato dato dai nostri padri costituenti.

E per chi è cristiano, limitato e peccatore come noi, anche per l’amore di Dio, per il dono della vita che ci ha dato e per cercare di essere nel nostro piccolo testimoni operosi della Sua misericordia.

Elena e Jorick

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