Ecco perchè dovevo esserci

30 gennaio 2016. Oggi è giornata di Family Day, ancora una volta, dopo il 12 maggio 2007 e dopo il 20 giugno 2015 torno in piazza, io che non amo per niente le folle, tanto che pure a piazza San Pietro dal Papa vado mal volentieri.

Sono di Roma e a me costa davvero poca fatica raggiungere la piazza. Mi sveglio con comodo, faccio colazione, con Anna usciamo verso le 8, portiamo Francesco e Giovanni dai nonni e con l’auto mi dirigo verso il Circo Massimo. Trovo parcheggio proprio nei pressi della piazza.

Prima della folla però c’è la messa a San Nicola in Carcere, chiesa di cui ignoravo l’esistenza prima che Costanza lanciasse l’avviso la mattina precedente.
La chiesa è affollata ma l’atmosfera durante la celebrazione è raccolta. Usciamo dalla chiesa dopo la messa e incontro tante persone che fino a poco prima erano solo un nome, un’immagine e delle parole lasciate su un social network. La gioia di poterle abbracciare è grande, perché altrettanto grande è la stima e la riconoscenza che provo per loro.

Poi si scende in piazza, al Circo Massimo, in compagnia di una coppia di amici. Si mangia tutti insieme un panino e poi ecco arrivano altri “amici di social” che vengono da lontano: abbracci, selfie e due chiacchiere, soprattutto con i milanesi perché Anna ha il “pallino” dello scambio della pace, durante la messa, e vorrebbe che pure da noi, qui a Roma, fosse proprio come quello che c’è nel rito ambrosiano.

Io mi ritrovo a parlare con il mitico Andreas Hofer e finalmente trovo il tempo di raccontargli che ormai diversi anni fa, la mia conversione e la mia “educazione” culturale di buon cristiano fecero un passo fondamentale grazie ad un sito internet pieno di informazioni, racconti sulla storia della Chiesa. Seppi tempo dopo che fu proprio lui a creare e gestire quel sito internet.

Finite le chiacchiere e gli ossequi, il Circo Massimo si anima. Grazie all’intraprendenza di mia moglie (fosse per me sarei rimasto nell’angoletto dov’ero) riesco a guadagnare un posto che per prestigiosità era secondo solo al palco stesso. Mi ritrovo circondato da politici di grosso calibro, persone che seguo solo da lontano ma che so essere nella storia del paese ormai da anni.

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Ascolto gli interventi. Alcuni riesco ad apprezzarli poco, li trovo un po’ troppo improvvisati ed enfatici. Ma Costanza Miriano, Massimo Gandolfini, la dottoressa croata Zeljka Markic e la californiana Jennifer Lahl….”spaccano”, come dicono gli adolescenti oggi.

Poi la festa finisce. Una breve camminata nella fiumana di gente (dal Circo Massimo, guardando verso il Colosseo si vedevano solo teste e braccia) che torna verso la stazione del treno o verso i pullman e si riprende l’auto per tornare a casa. C’è anche il tempo di fermarsi al supermercato per la spesa! E alle ore 20, sono comodamente con le gambe sotto il tavolo per la cena.

Insomma, questo è stato il mio Family Day: minimo sforzo, massimo guadagno. Nulla a che vedere con gli amici che sono partiti all’alba e sono tornati a casa a notte fatta; nulla a che vedere con chi ha sborsato centinaia di euro per esserci. Lontano anni luce da chi è salito su un aereo da Washington per esserci. Dubito io avrei mai trovato le risorse e le energie per fare quello che hanno fatto queste persone.

Dovevo esserci, quindi, innanzitutto per loro. E poi dovevo anche esserci per testimoniare il mio piccolo, piccolissimo ma profondo “grazie” ai tanti che si spendono in prima persona per la “buona battaglia”: dovevo dire grazie a Mario Adinolfi, a Costanza Miriano, a Filippo Savarese e Jacopo Coghe, a Gianfranco Amato, al “capitano” Massimo Gandolfini e a tutti gli altri che anche per conto mio, anche in nome mio si battono così coraggiosamente, così strenuamente, come io dovrei ma proprio non saprei fare…

Ma soprattutto dovevo esserci perché, lo dico chiaramente, “sono contro”.

Non solo sono contro un disegno di legge ingiusto, scritto con i piedi e bugiardo, dall’inizio alla fine; non solo sono contro l’affermazione di diritti che non esistono, contro l’affitto degli uteri, contro il separare intenzionalmente un bambino dalla sua mamma.

Dovevo esserci perché sono contro coloro, seppur pochi ma ricchi e potenti, che giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, incessantemente e con ogni mezzo vogliono convincerci che è bene appiattire ogni differenza tra le persone, prima tra tutte quella tra un uomo e una donna, senza però  riconoscere che ogni vita è degna e che tutti noi siamo figli dello stesso Padre; sono contro coloro che vogliono convincerci che è bene tagliare via tutto ciò che ci fa uomini, diversi dagli animali, che è bene chiudersi in noi stessi perché chi ci sta intorno è un nemico, che è bene essere in competizione con gli altri piuttosto che unire le forze, che è bene “superare” l’idea di famiglia perché quell’idea non esiste più, sebbene sia quella che è sempre e ovunque esistita.

Dovevo esserci perché sono contro coloro che vogliono convincerci che tutto può essere comprato, e più ricco sei più è ampio il catalogo delle cose che puoi comprare, che l’embrione umano è una cosa, che un feto umano non vale come un adulto umano e che per questo possa essere brutalmente strappato dal grembo materno, che pezzi di feto umano possono essere acquistati; sono contro coloro che vogliono convincerci che solo la scienza e la tecnica ci faranno superare tutti i nostri limiti, risolveranno tutti i nostri problemi e ci faranno felici.

Dovevo esserci perché sono contro coloro che vogliono convincerci che il dolore, la sofferenza e la malattia sono inutili e vanno eliminati da ogni discorso; sono contro coloro che vogliono convincerci che chi soffre o è malato è meglio non avercelo sotto gli occhi; sono contro coloro che vogliono convincerci che l’uomo basta a se stesso, che non ha bisogno di Altro, che non sia possibile perdonare, che non sia possibile donare la propria vita per gli altri, che dopo la morte non c’è nulla.

Dovevo esserci, come cittadino e come cristiano.

Stefano Bataloni
https://piovonomiracoli.wordpress.com/

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1 Commento

Archiviato in Family Day

Una risposta a “Ecco perchè dovevo esserci

  1. Caro Stefano, eravamo ad un passo, ero praticamente accanto a voi: mi spiace non aver guardato meglio in giro e riconoscervi come ho fatto con Filippo Fiani e Paola Belletti… siete preziosi con la vostra testimonianza! Grazie!

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