Un mondo antico che si fa moderno

Ma perché vai al Family Day? Questa la fatidica domanda più volte rivoltami da estranei, amici e conoscenti, a volte incuriositi a volte basiti, nei giorni precedenti il 30 gennaio.

Nell’immaginario collettivo il Family Day è un grande evento cattolico o, per meglio dire, “cattolico integralista”, ché non si corra il rischio – per nostra fortuna – di pensare che sia frutto di quel “cattolicesimo adulto” che tanto piace a chi cattolico non è.
Ma tant’è, la gente si aspetta da me una risposta che in qualche modo adduca una fede radicale a ratio del mio partecipare ed è sinceramente meravigliata, non avendo mai scorto in me un acceso fervore religioso (a ragion veduta, non essendoci mai stato). Deludo quindi le aspettative dei curiosi e degli indignati quando affermo che le motivazioni che mi hanno portato a partecipare al Family Day del 30 gennaio e prima ancora a quello del 20 giugno hanno sì a che vedere con la fede, che ne è però conseguenza e non causa.

Percorrere la lunga strada verso il Circo Massimo è stata per me una scelta naturale, per due semplici ragioni: sono un tradizionalista e non amo il pensiero unico. Un’antipatia reciproca debbo dire.

Da tradizionalista, non «sognatore nostalgico di passati conclusi, ma cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne», per citare il celebre aforisma reazionario di Nicolás Gómez Dávila, possiedo una naturale gelosia per quelle cose permanenti, valori, verità, istituzioni, leggi primigenie che reggono e governano l’umanità, dono dei nostri Padri e della Natura da custodire con sacrale rispetto, e traditio, consegna, verso i nostri figli.

Non è dunque una sorpresa che la degenerazione individualistica in atto nella già di per sé non entusiasmante società liberale susciti in me più di qualche preoccupazione.

Individualismo, la parola chiave. In nome del principio, elevato al rango di sacro e intoccabile dogma, del “voglio ergo ho diritto”, viviamo immersi in un grande equivoco. L’uomo si crede Dio pur essendo solo uomo ed il desiderio diviene diritto per il solo fatto di essere desiderio. Del tutto incapace di guardare oltre la dimensione del “mio, qui e ora”, dalla capacità di soddisfacimento di questi nuovi diritti, nei confronti dei quali non è ammessa alcuna obiezione e la cui tutela nelle politiche dei Governi assume non a caso un’importanza finanche maggiore di quella per i diritti storici, la Modernità fa dipendere il grado di libertà, civiltà, progresso della società. Poco importa che l’attuazione dei nuovi diritti individuali comporti la negazione di altri diritti – non desideri – reali, concreti, di soggetti terzi: se si vuole essere civili ed al passo coi tempi la strada è obbligata.

L’individualismo è quello strumento necessario al Potere per dare all’uomo l’illusione di una piena realizzazione di sé attraverso una distorta idea di libertà – va di moda chiamarla “di autodeterminazione” – mentre ne crea le condizioni per poterlo schiavizzare per mezzo del graduale isolamento da ogni struttura comunitaria – a partire dalla prima e in assoluto più importante, la Famiglia –, residuale ancora di salvezza, la cui dissacrazione va di pari passo con quella di ogni credo religioso, connessione con l’Eterno. I legami tra il Singolo, la Comunità e il Divino, da forti e addirittura indissolubili com’erano in tempi lontani, vengono indeboliti sempre di più, fino a scomparire e rendere l’Uomo null’altro che un mero individuo atomizzato, terribilmente solo, senza alcun punto di riferimento assoluto,  e per questo facilmente controllabile e manipolabile.

Non c’è da meravigliarsi se nella contemporaneità dominata dalla globalizzazione del relativismo, dalla Tecnica e dal dio Denaro – il cui culto ha nell’Occidente moderno progressivamente sostituito quello del  Dio cristiano -, individualismo, materialismo ed una certa forma di capitalismo totalizzante vivano in simbiosi. Nel tempo in cui la ricchezza è solo materiale, se l’individualismo trasforma i desideri in diritti un certo capitalismo ne consente la realizzazione pagando. Si pensi al (legittimo) desiderio di una qualsiasi persona di allevare un altro essere umano, tramutato in “diritto al figlio” il cui soddisfacimento è garantito per mezzo di pratiche come l’utero in affitto al prezzo di più o meno cospicue quantità di denaro.

i-diritti-dei-gay-a-san-remo-2013È nella società dei diritti che il disegno perverso e moderno di reificazione della Persona trova l’humus culturale perfetto per realizzarsi, con la paradossale complicità della vittima: la donna è ridotta a incubatrice per conto terzi, a mera macchina biologica, la sua immensa Forza Generatrice a scontata banalità, la mistica dell’incontro tra Maschile e Femminile ad automatismo meccanicistico per la fabbricazione di esseri umani, e l’unico ed irripetibile legame tra la Madre ed il Figlio, trascendente la dimensione biologica dello stesso, è equiparato a futile quisquilia mercificabile e mercificata.

Lo squallore di questa realtà è evidente ai più, non a caso la si tenta di mascherare, grazie alla neolingua orwelliana prodotto del politicamente corretto, dietro ipocriti eufemismi, travestendola di buonismo o sentimentalismo sdolcinato, ed accompagnando alla retorica della “tolleranza” e del mai così abusato (e distorto) concetto di “amore” una violenza senza precedenti nei confronti di qualunque pensiero dissidente.
Un autentico capolavoro di coerenza, non c’è che dire, per la democrazia liberale presentatasi come rimedio e unica alternativa possibile ai totalitarismi.

Di fronte a tutto questo è legittimo o possibile per noi rimanere indifferenti, passivi, silenti? Se lo facessimo, delle due l’una: saremmo complici di questo disegno di distruzione dell’Uomo, cioè di noi stessi – in altre parole, saremmo degli utili idioti – o saremmo pavidi. Non lo siamo.

Per questo il cammino cominciato con una veglia delle Sentinelle in Piedi a Padova il 5 ottobre 2014 ha avuto come naturale sbocco il Circo Massimo a Roma. Ero lì, insieme al “Paese reale”, tanto spesso dalla politica citato quanto poco conosciuto, fatto di milioni di persone comuni, ordinarie, custodi del patrimonio più grande della nostra comunità nazionale, linfa vitale della società: la Famiglia fondata sul matrimonio, unione stabile tra un uomo e una donna, culla di Vita e sorgente prima di legami indissolubili.

Sono orgogliosamente parte di un Popolo immenso che in questi anni nichilistici ha saputo andare controcorrente e testimoniare con coraggio e perseveranza la nobiltà di valori imperituri, profondi, alti. È questo Popolo il vero e autentico argine alle forze della dissoluzione imperanti nell’attuale Kali Yuga, amante della Tradizione che ci ha resi grandi e che ci spinge a non rimanere in silenzio mentre la si annienta mattone dopo mattone. È questo Popolo un grande insieme di persone che, anche nella vita di ogni giorno, nella quotidianeità, non rifuggono dal dovere di testimonianza che si fa esempio, come ribelli jüngeriani nella lotta contro la tirannia.

Siamo la Comunità contro l’Individualismo, il Noi contro l’assolutizzazione dell’Io, l’Uomo contro la schiavitù imposta dalla Modernità, dai suoi strumenti e dai suoi servi.

16933527-kHNB-U223638136283ik-620x385@CorriereVenetoUn Potere aggressivo e pervasivo ha tentato di silenziare quel Popolo dapprima con leggi liberticide, senza riuscirci, poi con la propaganda, i linciaggi mediatici, le prese in giro, le aggressioni verbali e talvolta anche fisiche nelle piazze. Senza riuscirci. Quel Popolo è ancora qui, in piedi e a testa alta, a dimostrare che quel Potere non avrà mai vita facile. E allora grazie a questo Popolo, grazie ad ogni uomo e ad ogni donna che lo anima. Grazie perché, ricordando quanto diceva Pound, ogni giorno voi tutti dimostrate quanto le nostre idee valgono e quanto valete voi come Uomini.

Grazie per quello che ha fatto per me. Quante persone (e che persone!) mi ha messo accanto, quanti interrogativi mi ha posto, a quanta riflessione mi ha spinto, quanta ricchezza mi ha donato. Grazie per l’esempio ricevuto che mi ha incentivato a riscoprire una fede cattolica che, donatami generosamente, non si è mai realmente evoluta dal rango di eredità culturale, è stata sempre respirata ma mai realmente vissuta e per molto tempo considerata scontata, a costo zero, da tirare fuori all’occorrenza. In altre parole, debole. Se Dio vorrà, diventerà forte passo dopo passo lungo il cammino che mi porterà a scoprire quello che è il Suo disegno per me.

L’esito della battaglia in corso non ci è noto ma sappiamo che, qualunque sarà, avremo combattuto con coraggio ed onore, consapevoli di poter sempre contare sull’aiuto più grande, quello vicendevole dei fratelli e delle sorelle accanto a noi con i quali sono nate amicizie che il Tempo non vincerà, e che rendono ciò che si è costruito qualcosa di meraviglioso e incredibile.

Questa battaglia è solo un primo passo. È stato detto che l’Italia, con la sua eroica resistenza, non è fanalino di coda ma ultimo faro ardente. È stato detto che non siamo il residuo di un mondo anacronistico ma l’alba di un mondo nuovo che sta nascendo sopra le macerie di quello moderno ormai avviato inconsapevole, mentre si sollazza ubriaco di falsi diritti e libertà, all’inevitabile autoannientamento.

Siamo la Forza che, traducendo nel concreto giorno dopo giorno l’Ideale, darà vita ad un nuovo Occidente. Siamo quelli che renderanno Moderno ciò che è Antico. Ci è toccato in sorte un destino carico di responsabilità e attese. Ognuno di noi ha il compito di non tradirle.

«Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che significavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa.
Noi a cosa siamo aggrappati, Sam?
C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo.
»

Combattere per il buono in questo mondo. In fondo, è tutto qui.

Vincenzo Derobertis

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