Giuristi per la Vita, Family Day e quei dolci urli angelici

Roma 30 gennaio 2016 la famiglia chiama. Il popolo risponde in massa.

In mezzo a questo popolo ve n’era un’altro, molto piccolo e variegato, quello dei Giuristi per la Vita.  Quando ai primi di gennaio è partito il tam tam non ci abbiamo pensato un attimo e con il direttivo, abbiamo stilato il nostro comunicato stampa di piena e incondizionata adesione. Ci siamo detti: “noi non possiamo non andare, dove la gente si trova per affermare ciò che sta alla base delle nostre battaglie”.

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La piazza del Circo Massimo il 30 gennaio 2016 sarebbe (ed è) stata un inno alla vita. Pertanto dal Veneto, Emilia Romagna, dalla Campania, Liguria, Lombardia, Sardegna e taluni da Roma, ci siamo dati appuntamento alle ore 11.00 per la S. Messa a San Nicola in Carcere. Al termine, ci siamo uniti in marcia verso il cuore dell’Italia e lì abbiamo aizzato le nostre bandiere e siamo scesi nell’arena. Quello che abbiamo, che ho potuto percepire dal lato del pubblico, è stato che il convegno, questa volta, non lo hanno fatto i vari Adinolfi, Miriano, Amato, Gandolfini e gli altri ottimi relatori. Era la gente il convegno che coinvolgeva, stupiva, veniva ascoltata. Una marea di braccia e mani alzate, di vessilli alti verso il cielo, di urla, di voci.

E poi i bambini. Quelle voci di bambini che Costanza Miriano e Maria Rachele Ruiu hanno invocato ottenendo subito la gioiosa risposta. Un coro di voci angeliche che ha riscattato ore di pullman, costi di viaggio, e tanto altro ancora.

Io credo che il palazzo abbia sentito, anzi di più, abbia ascoltato. Sono convinto che quel #renziciricorderemo abbia segnato il passo. Sono ancor più convinto che anche #alfanociricorderemo segnerà il passo. Sì perché, a livello politico, una cosa deve essere ben chiara: nessuno, ribadisco nessuno può dirsi alleato anche indiretto di quell’abominio giuridico che è il ddl Cirinnà: una legge fatta in fretta e totale spregio ai principi costituzionali che regolano i procedimenti legislativi e quindi fatta male.

Una legge che troppo forzosamente supera i vagli di costituzionalità. Una legge che sostanzialmente avalla le pratiche di utero in affitto, che chiunque in ogni momento può praticare all’estero pagando e così comprandosi un figlio che soffrirà dell’assenza di propria madre o padre.  Si noti come, sul punto, il dibattito si sia già evoluto: prima si condannava l’utero in affitto senza se e senza ma … ora, già si segnano i distinguo tra i paesi meno progrediti (es. India) dove in effetti vi è sfruttamento delle donne ed i paesi progrediti (Stati Uniti, Canada) dove si dice vi siano dei protocolli rigidi e all’avanguardia, a tutela delle donne che in libertà si prestano umanitariamente alle pratiche di maternità surrogata.

In realtà, se anche così fosse, non v’è protocollo che tenga di fronte al pianto di un bambino che non può attingere vita dal seno di colei che lo ha accudito per quei nove fondamentali mesi. Già è segnato il futuro, quando anche in Italia sentiremo recitare il solito mantra: “siamo un paese arretrato rispetto all’Europa e al resto del mondo, in cui ogni Stato ha una legge che regola le pratiche di maternità surrogata: cosa aspettiamo a legiferare anche in Italia” … La storia si ripete. Noi non molleremo.

Ed è proprio per il fatto che non molliamo, che il disegno di legge sta scuotendo più di una coscienza.

Filippo Martini
segretario Giuristi per la Vita

 

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1 Commento

Archiviato in Family Day

Una risposta a “Giuristi per la Vita, Family Day e quei dolci urli angelici

  1. Alberto

    Bravo Filippo, non molleremo, anche perché avremo diverse occasioni in futuro per non mollare, a cominciare dal disegno di legge sull’eutanasia, per poi passare alle varie proposte di legge su poliamori e così via…

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