Da fidanzati verso … The Family (Day)!

ImmaginePremessa numero uno: non so come mai sono riuscita a farmi convincere a scrivere questo pezzo dopo che sono stati pubblicati quelli a firma di Paola Belletti, Mario Adinolfi, Emiliano Fumaneri, Giuseppe Signorin, Federica Thistle… e molti altri.
Cos’ho io da aggiungere, in fondo? Però sono donna, intimamente donna, e quindi ho qualche difficoltà nel dire di “No” alle persone, soprattutto a quelle che stimo. E quindi eccomi qui a scrivere, sempre ammesso che qualcuno abbia voglia di continuare a leggere.

Premessa numero due: ho da poco varcato la soglia dei venticinque anni e sono “cattolicamente” fidanzata – il perché dell’aggettivo lo capirete dopo – da tre anni
(… e, per prevenire eventuali dubbi: no, non c’è ancora una data di matrimonio!).

Dunque, dicevamo, il Family Day.

Da un lato sembra ieri che eravamo al Circo Massimo, dall’altro pare sia passato moltissimo tempo. Intanto il Ddl Cirinnà traballa al Senato e forse – lo dico con orgoglio – un pochino di merito è anche da attribuirsi al grande popolo della Famiglia.

Comunque, tornando a bomba, il 30 gennaio è stata una giornata “no-stop”: dal momento della sveglia (alle quattro), al momento del rientro a casa (alle tre di notte), sono trascorse ventitré ore – come direbbe il bimbo de La Vita è bella – «da schiantar dal ridere». Sì, perché esattamente come nel celebre film di Benigni, la gioia di essere in “missione” per difendere la Famiglia era accompagnata da un velo di tristezza dettato dal fatto di dover investire energie, tempo e denaro per ribadire l’ovvio. Come se certe cose necessitassero di spiegazioni…

Arrivati a Roma allo scoccare delle 14 di pomeriggio (puntualissimi, da buoni trentini), con circa 600 km e otto ore di pullman sulle spalle, l’impatto con il Circo Massimo è stato a dir poco fantastico: quanta gioia, quanta gente, quanta Bellezza!

Camminando tra la folla ho rivisto tanti amici, provenienti da diverse parti d’Italia: ogni volta che incrociavo un volto noto, era una festa… E tanti altri amici non sono riuscita a incontrarli, perché la tecnologia è bella, ma solo quando funziona (e, in questo caso, il cellulare non funzionava). Anche se, a pensarci bene, tutti lì erano miei amici: dal bimbetto di qualche mese della famiglia neocatecumenale (come non riconoscerli?), all’anziano con le rughe. Un popolo, tanti fratelli.

Poi sono cominciati gli interventi, esaltanti nella loro essenzialità. Chiari, limpidi, senza compromessi. E io ero lì in piedi e ascoltavo. Vicino a me il mio fidanzato, con il quale sto condividendo la straordinaria esperienza di un fidanzamento cattolico e con il quale ci siamo confrontati – e qui si spiega la sottolineatura rispetto all’aggettivo: i fidanzati cattolici parlano tra loro! – tante e tante volte sulla famiglia che ci piacerebbe formare… Una famiglia fondata sulla roccia, che da tre (io, lui e Dio) possa aprirsi ad orizzonti inaspettati. Sì, perché come scrivevo in un articolo pubblicato sul portale Notizie ProVita: XX + XY fa INFINITO!

Insomma, tutto al Circo Massimo è stato perfetto.
Un’emozione enorme, un gesto sentito e dovuto.

Che poi, sia ben chiaro, il fatto di avere una determinata visione della Famiglia – di certo legata alla Fede, ma non slegata dalla ragione – è solamente frutto della Grazia.
Se Dio mi togliesse la mano dal capo, probabilmente avrei una visione molto peggiore di quella delle persone che stanno lavorando per distruggere il nucleo fondamentale della società.

Ed è forse proprio per via della riconoscenza rispetto a questo dono che continuerò a impegnarmi attivamente, senza riserve, per dire che il matrimonio è tra un uomo e una donna, che i bambini hanno diritto a una mamma e un papà e che le persone non devono essere trattate alla stregua degli oggetti, comprate e schiavizzate, come invece succede con la pratica dell’utero in affitto.

E mi piace concludere questo breve pezzo con una frase che Anacleto, il simpatico gufo de La spada nella Roccia, rivolge a Mago Merlino: «Barbaggianate! Non voglio aver niente a che fare coi tuoi pastrocchi futuristici!».

La famiglia è una sola, non ce ne sono altre.
È passato, è presente ed è futuro.
Infinito… semplicemente!

Teresa Moro

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