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La guerra biopolitica

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Quello che giorno dopo giorno si sta formando sotto i nostri occhi è un nuovo sistema della «menzogna organizzata», avrebbe detto il grande dissidente Aleksandr Solženicyn. Tuttavia c’è una differenza sostanziale rispetto ai totalitarismi novecenteschi: il nuovo totalitarismo della “società radicale di massa” si presenta in veste chic. È una tirannide dal volto umano, civilizzata, che volendo apparire ludica e amabile può permettersi anche una governance confidenziale. La civiltà tecnologica permette l’adozione di strategie di dominio più diversificate e sofisticate; l’esercizio del potere non ha più bisogno di manifestazioni roboanti. Continua a leggere

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Da fidanzati verso … The Family (Day)!

ImmaginePremessa numero uno: non so come mai sono riuscita a farmi convincere a scrivere questo pezzo dopo che sono stati pubblicati quelli a firma di Paola Belletti, Mario Adinolfi, Emiliano Fumaneri, Giuseppe Signorin, Federica Thistle… e molti altri.
Cos’ho io da aggiungere, in fondo? Però sono donna, intimamente donna, e quindi ho qualche difficoltà nel dire di “No” alle persone, soprattutto a quelle che stimo. E quindi eccomi qui a scrivere, sempre ammesso che qualcuno abbia voglia di continuare a leggere. Continua a leggere

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Un medico al Circo Massimo

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Da sempre rifuggo manifestazioni, cortei e tutto ciò che mi espone al pubblico, convinta che sia inutile e che le mie idee non si possono tradurre con slogan e partecipazione.

Ma già nello scorso 2015 ho compiuto un gesto per me straordinario, partecipando alle Sentinelle e provando in quello Stabat silente, la forza del mio pensiero che risuonava col tacere di chi mi circondava: potente! Continua a leggere

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Pillole di Family Day

Riportiamo di seguito alcune riflessioni di amici che hanno partecipato al Family Day.

“Ho partecipato al Family Day di sabato 30 gennaio a Roma. Ero solo uno dei moltissimi partecipanti. Ero lì, sulla sponda di quel grande catino che è il Circo Massimo – che peraltro vedevo per la prima volta – a guardare quella moltitudine umana che si era ritrovata, e mi sono accorto di provare sgomento. In che mondo siamo, se due milioni di persone devono mobilitarsi per gridare che un bambino nasce da un uomo e da una donna? In che follia ci troviamo immersi, se dobbiamo contarci per capire in quanti ancora riteniamo che la vita umana è sacra, inviolabile, e non può mai essere oggetto di compravendita? Ero triste, al pensiero di tanti miei amici che non hanno ritenuto necessario partecipare. Invece, ne sono profondamente convinto, era necessario mobilitarsi. Opporsi al male è necessario sempre, anche quando quel male si riveste degli abiti della democrazia. Un ultima osservazione a proposito di quanti cercano di imporre il pensiero unico: “loro” hanno il potere, i soldi, i media… La nostra ricchezza è una sola: Gesù Cristo, e Questi crocifisso. Per questo non sono preoccupato.”
Nicola 

“Ieri al Circo Massimo un intero popolo, arrivato da tutta Italia a proprie spese, ha dovuto ritrovarsi per affermare l’evidenza della realtà, ovvero che le foglie sono verdi in estate, che la famiglia è una sola, i bambini non si comprano, un padre e una madre sono ciò di cui ogni bambino ha bisogno. Insomma, un popolo che ha semplicemente testimoniato la Verità.  La Verità è ciò che le ideologie e le dittature proprio non possono sopportare.
Ed ecco allora che oggi, con la rabbia e il furore delle bestie ferite, il potere reagisce spargendo menzogna, negando l’evidenza, caricando i cannoni della propaganda.
Sui giornali e alla televisione è tutto un parlare di bambini nati da due padri, da due madri, è un continuo piagnisteo su inesistenti discriminazioni verso le persone con orientamento omosessuale, è il trionfo della menzogna, il buio dell’onestà.
Sappiano costoro che nulla può fermare la Verità, sappiano costoro che le coscienze si stanno svegliando dal lungo torpore da loro stessi provocato. Sappiano costoro che non è più il tempo dei sonni tranquilli. C’è un popolo che si è alzato in piedi, c’è un popolo che ha aperto gli occhi. Sappiano costoro che la verità è contagiosa e inarrestabile.”
Giuseppe

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“Per me è stato importante esserci, perché è necessario capire bene le cose. I relatori sono importanti, ma la vera dimensione di un evento come di una idea, la comprendi osservando la base, le persone che partecipano e che sostengono. Persone NORMALI, con una vita normale e con le difficoltà del quotidiano comuni alle mie. Ero uno di loro, magnifica realtà finalmente non più silenziosa.”
Roberto

“Possono dire quel che vogliono, ma l’esperienza vissuta non ha eguali. Il ricordo resterà sempre: la bellezza della festa, di trovare tanta gente che condivide la stessa battaglia di civiltà non contro qualcuno (incredibile che bisogna ancora ribadirlo, ma la propaganda è forte e ha fatto molto danno), ma in difesa dei più deboli, dei bambini, del loro diritto ad avere un papà ed una mamma, e non un ‘concetto antropologico‘ come qualcuno ha detto in tv l’altra sera. Altre esperienze simili non sono comparabili. Ho partecipato a due GMG (Czestochowa nel ’91 e Parigi nel ’97) che resteranno indimenticabili, ma anche queste non sono comparabili col calore umano che si respira insieme a tanta gente disposta a sacrificarsi e a metterci la faccia per i miei stessi obiettivi, obiettivi di amore vero per difendere la famiglia e il futuro dei bambini stessi, per un obiettivo di amore grande verso il prossimo, non verso noi stessi, ma verso i più deboli: sempre i bambini.”
Valerio 

“Family Day- Un popolo si è alzato in difesa della vita! Molte volte mi chiedono perchè non mi faccio gli affari miei invece di negare i “diritti” degli altri.
Il motivo è semplice… lottiamo per dare la voce a chi non ne ha!
E dal Circo Massimo ci hanno sentito ovunque!”
Emmanuele

In questi giorni, dopo una manifestazione di solidarietà verso la famiglia di proporzioni mondiali, si sta discutendo nei Palazzi del potere il destino delle famiglie e dei figli. Uomini e donne adulti che cercano, con la scusa dei diritti umani, di impossessarsi sempre di più delle vite più deboli, dell’infanzia, di chi non ha e non avrà mai voce se qualcuno di questi adulti non alza il dito per dire: “non sono d’accordo!” come ha ben detto l’Avv. Gianfranco Amato nel suo intervento. Questo è, a mio avviso, il Family Day: il grido di chi non ha voce, il grido a favore dei più deboli, il grido contro una strategia della morte e del nichilismo che sempre più, come petrolio che si riversa nell’oceano, sta imbalsamando e plastificando le vite umane piccole o nascenti per il diletto degli adulti. Continuare a destabilizzare la cellula vivente della società, la famiglia, è purtroppo l’unico scopo della legge Cirinnà. Dopo aborto e divorzio, stiamo già raccogliendo i frutti devastanti della destrutturazione della società civile sulle persone, tutte le persone. Aumento esponenziale del disagio psichico, aumento dei suicidi, omicidi, della violenza sui più deboli, abusi addirittura sulle persone disabili, incremento della pedopornografia, dello sfruttamento lavorativo della donna che oggi (fate ben attenzione ai progressi che vengono offerti !) può lavorare senza pensare ad avere figli perché può congelare gli ovuli e figliare (forse, perché la scienza non può offrire garanzie al 100%) quando ormai è tempo di essere nonna più che madre.
E’ sconcertante vedere che comunque nonostante tutto questo sia ben evidente, i mass-media, giornali, tv e internet, creino strutture deformanti per abbindolare la gente, dicendo che il progresso non si può arrestare e incitando a dare dei retrogradi, omofobi e razzisti colore che portano queste verità alla luce. Non siamo forse in presenza di un nuovo regime totalitario che subdolamente vuole illudere le persone che anche se divorziano saranno felici, se abortiscono saranno felici, se distruggono la famiglia saranno felici, se si drogano (legalizzazione !) saranno felici, se danno sfogo liberamente al sesso saranno felici, se faranno sesso con chi vogliono e quando vogliono saranno felici, se insomma anche se si distruggono saranno felici ? Si purtroppo. E’ un totalitarismo devastante. Il Family Day rimane l’unico baluardo contro tutto questo, insieme a un profondo senso di umiltà e di preghiera. Il Family Day rimane l’unico antidoto contro le lobby che vogliono le coscienze individuali chiuse sotto formalina nell’armadio.
Quanti Family Day dovremo fare per capire ciò? Per aiutare davvero l’umanità a ritrovare sé stessa ? Tutti quelli di cui ci sarà bisogno, su questo non ho dubbi. E allora le persone di tutte il mondo capiranno che la vita non è fatta innanzitutto di cose belle, ma di cose vere. Poi, crescendo, se lasceremo che i nostri figli non si ritrovino in un mondo così moralmente inquinato come lo vorrebbe la Cirinnà, ci si accorgerà che le cose vere sono anche belle e che la ricerca sincera della Verità è l’unica cosa che dà senso alle nostre esistenze.
Preghiamo che la Divina Misericordia blocchi la Legge Cirinnà e converta coloro che purtroppo nei loro paesi hanno già legiferato nell’errore.
Stefano 

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Dagli USA … al Circo Massimo!

Immagine“Ma chi te l’ha fatto fare?”.
In attesa di imbarcarmi per New York, con la prospettiva di dieci ore di volo, più altre quattro di attesa della coincidenza per Washington, è forte la tentazione di pensare di aver fatto una stupidaggine a venire dall’America per il Family Day. Una follia, per alcuni, partire sotto la neve che fioccava minacciosa e andare al Circo Massimo con zero ore di sonno e un viaggio lunghissimo sulle spalle.
Ma la voce della ragione in me dice che ne è valsa la pena.

Mi guardo intorno in aeroporto e vedo tanti giovani, mi chiedo a cosa pensano,  se sanno che cosa è successo due sabati fa in Italia – forse il loro Paese -, se si rendono conto del rischio che stanno correndo, se hanno idea di quale società vorrebbero creare in Parlamento. Forse loro no, ma io questa società l’ho vista con i miei occhi, nel mio Paese d’adozione, gli Stati Uniti: un Paese di uomini-bambini, che rincorrono la voglia del momento, ingannati dall’idea che la felicità sia in un telefono e dove il desiderio è eletto a diritto, costi quel che costi.

Negli Stati Uniti il processo di “cosificazione” dell’essere umano è in atto da tempo e procede a velocità allarmante, tutto sotto l’egida della parola “diritto”: diritto ad uccidere il proprio bambino nel grembo, diritto a farlo a pezzi e cederlo organo per organo a terzi, diritto a fabbricarsi un figlio in laboratorio, diritto a ridarlo indietro se non conforme all’ordine, diritto a usare una donna come un’incubatrice e a generare bambini orfani in partenza, diritto a farsi spegnere come una lampadina.

Chiaramente negli USA non tutti pensano che sia giusto, ma se non faremo qualcosa, il piano inclinato aumenterà la pendenza e ci ritroveremo con la stessa dignità di una borsa comprata su Amazon, di cui posso scegliere costo, colore e forma e rimandarla indietro se non mi piace. E anche qualora decidessi di tenerla, quando non servirà più potrò comunque buttarla. Il pericolo è grande, e non solo per i bambini non nati o per quelli che nasceranno su ordinazione: siamo in pericolo noi, noi vivi, di essere gettati via quando non saremo più utili o rappresenteremo solo un costo. Non voglio questo futuro per il mio Paese, l’Italia, e farò tutto quello che posso per impedirlo.

Così sono andata anch’io, io sola, io che non mi muovo dalla sedia della scrivania neanche con le cannonate, io che dormirei per giorni interi, io che detesto volare, ancor più se devo lasciare un marito a casa perché deve lavorare. Sono andata per aggiungere la mia piccola voce a quella delle centinaia di migliaia, per gridare che gli esseri umani non sono cose e che si può vivere felicemente anche senza un desiderio realizzato. Conosco personalmente il vuoto di non avere figli ma, pur potendo ricorrere all’utero in affitto, che negli USA è legalissimo, ho deciso di non fare questa scelta disumana.

Mi sono tenuta il mio vuoto, che però è fecondo, che si sta riempiendo di volti, di voci e di cuori, è un vuoto che produce amore e amicizia, un vuoto che è fatto a forma di Dio e solo Lui può riempire.

Federica Thistle

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Giuristi per la Vita, Family Day e quei dolci urli angelici

Roma 30 gennaio 2016 la famiglia chiama. Il popolo risponde in massa.

In mezzo a questo popolo ve n’era un’altro, molto piccolo e variegato, quello dei Giuristi per la Vita.  Quando ai primi di gennaio è partito il tam tam non ci abbiamo pensato un attimo e con il direttivo, abbiamo stilato il nostro comunicato stampa di piena e incondizionata adesione. Ci siamo detti: “noi non possiamo non andare, dove la gente si trova per affermare ciò che sta alla base delle nostre battaglie”.

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La piazza del Circo Massimo il 30 gennaio 2016 sarebbe (ed è) stata un inno alla vita. Pertanto dal Veneto, Emilia Romagna, dalla Campania, Liguria, Lombardia, Sardegna e taluni da Roma, ci siamo dati appuntamento alle ore 11.00 per la S. Messa a San Nicola in Carcere. Al termine, ci siamo uniti in marcia verso il cuore dell’Italia e lì abbiamo aizzato le nostre bandiere e siamo scesi nell’arena. Quello che abbiamo, che ho potuto percepire dal lato del pubblico, è stato che il convegno, questa volta, non lo hanno fatto i vari Adinolfi, Miriano, Amato, Gandolfini e gli altri ottimi relatori. Era la gente il convegno che coinvolgeva, stupiva, veniva ascoltata. Una marea di braccia e mani alzate, di vessilli alti verso il cielo, di urla, di voci.

E poi i bambini. Quelle voci di bambini che Costanza Miriano e Maria Rachele Ruiu hanno invocato ottenendo subito la gioiosa risposta. Un coro di voci angeliche che ha riscattato ore di pullman, costi di viaggio, e tanto altro ancora.

Io credo che il palazzo abbia sentito, anzi di più, abbia ascoltato. Sono convinto che quel #renziciricorderemo abbia segnato il passo. Sono ancor più convinto che anche #alfanociricorderemo segnerà il passo. Sì perché, a livello politico, una cosa deve essere ben chiara: nessuno, ribadisco nessuno può dirsi alleato anche indiretto di quell’abominio giuridico che è il ddl Cirinnà: una legge fatta in fretta e totale spregio ai principi costituzionali che regolano i procedimenti legislativi e quindi fatta male.

Una legge che troppo forzosamente supera i vagli di costituzionalità. Una legge che sostanzialmente avalla le pratiche di utero in affitto, che chiunque in ogni momento può praticare all’estero pagando e così comprandosi un figlio che soffrirà dell’assenza di propria madre o padre.  Si noti come, sul punto, il dibattito si sia già evoluto: prima si condannava l’utero in affitto senza se e senza ma … ora, già si segnano i distinguo tra i paesi meno progrediti (es. India) dove in effetti vi è sfruttamento delle donne ed i paesi progrediti (Stati Uniti, Canada) dove si dice vi siano dei protocolli rigidi e all’avanguardia, a tutela delle donne che in libertà si prestano umanitariamente alle pratiche di maternità surrogata.

In realtà, se anche così fosse, non v’è protocollo che tenga di fronte al pianto di un bambino che non può attingere vita dal seno di colei che lo ha accudito per quei nove fondamentali mesi. Già è segnato il futuro, quando anche in Italia sentiremo recitare il solito mantra: “siamo un paese arretrato rispetto all’Europa e al resto del mondo, in cui ogni Stato ha una legge che regola le pratiche di maternità surrogata: cosa aspettiamo a legiferare anche in Italia” … La storia si ripete. Noi non molleremo.

Ed è proprio per il fatto che non molliamo, che il disegno di legge sta scuotendo più di una coscienza.

Filippo Martini
segretario Giuristi per la Vita

 

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Un mondo antico che si fa moderno

Ma perché vai al Family Day? Questa la fatidica domanda più volte rivoltami da estranei, amici e conoscenti, a volte incuriositi a volte basiti, nei giorni precedenti il 30 gennaio.

Nell’immaginario collettivo il Family Day è un grande evento cattolico o, per meglio dire, “cattolico integralista”, ché non si corra il rischio – per nostra fortuna – di pensare che sia frutto di quel “cattolicesimo adulto” che tanto piace a chi cattolico non è.
Ma tant’è, la gente si aspetta da me una risposta che in qualche modo adduca una fede radicale a ratio del mio partecipare ed è sinceramente meravigliata, non avendo mai scorto in me un acceso fervore religioso (a ragion veduta, non essendoci mai stato). Deludo quindi le aspettative dei curiosi e degli indignati quando affermo che le motivazioni che mi hanno portato a partecipare al Family Day del 30 gennaio e prima ancora a quello del 20 giugno hanno sì a che vedere con la fede, che ne è però conseguenza e non causa.

Percorrere la lunga strada verso il Circo Massimo è stata per me una scelta naturale, per due semplici ragioni: sono un tradizionalista e non amo il pensiero unico. Un’antipatia reciproca debbo dire.

Da tradizionalista, non «sognatore nostalgico di passati conclusi, ma cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne», per citare il celebre aforisma reazionario di Nicolás Gómez Dávila, possiedo una naturale gelosia per quelle cose permanenti, valori, verità, istituzioni, leggi primigenie che reggono e governano l’umanità, dono dei nostri Padri e della Natura da custodire con sacrale rispetto, e traditio, consegna, verso i nostri figli.

Non è dunque una sorpresa che la degenerazione individualistica in atto nella già di per sé non entusiasmante società liberale susciti in me più di qualche preoccupazione.

Individualismo, la parola chiave. In nome del principio, elevato al rango di sacro e intoccabile dogma, del “voglio ergo ho diritto”, viviamo immersi in un grande equivoco. L’uomo si crede Dio pur essendo solo uomo ed il desiderio diviene diritto per il solo fatto di essere desiderio. Del tutto incapace di guardare oltre la dimensione del “mio, qui e ora”, dalla capacità di soddisfacimento di questi nuovi diritti, nei confronti dei quali non è ammessa alcuna obiezione e la cui tutela nelle politiche dei Governi assume non a caso un’importanza finanche maggiore di quella per i diritti storici, la Modernità fa dipendere il grado di libertà, civiltà, progresso della società. Poco importa che l’attuazione dei nuovi diritti individuali comporti la negazione di altri diritti – non desideri – reali, concreti, di soggetti terzi: se si vuole essere civili ed al passo coi tempi la strada è obbligata.

L’individualismo è quello strumento necessario al Potere per dare all’uomo l’illusione di una piena realizzazione di sé attraverso una distorta idea di libertà – va di moda chiamarla “di autodeterminazione” – mentre ne crea le condizioni per poterlo schiavizzare per mezzo del graduale isolamento da ogni struttura comunitaria – a partire dalla prima e in assoluto più importante, la Famiglia –, residuale ancora di salvezza, la cui dissacrazione va di pari passo con quella di ogni credo religioso, connessione con l’Eterno. I legami tra il Singolo, la Comunità e il Divino, da forti e addirittura indissolubili com’erano in tempi lontani, vengono indeboliti sempre di più, fino a scomparire e rendere l’Uomo null’altro che un mero individuo atomizzato, terribilmente solo, senza alcun punto di riferimento assoluto,  e per questo facilmente controllabile e manipolabile.

Non c’è da meravigliarsi se nella contemporaneità dominata dalla globalizzazione del relativismo, dalla Tecnica e dal dio Denaro – il cui culto ha nell’Occidente moderno progressivamente sostituito quello del  Dio cristiano -, individualismo, materialismo ed una certa forma di capitalismo totalizzante vivano in simbiosi. Nel tempo in cui la ricchezza è solo materiale, se l’individualismo trasforma i desideri in diritti un certo capitalismo ne consente la realizzazione pagando. Si pensi al (legittimo) desiderio di una qualsiasi persona di allevare un altro essere umano, tramutato in “diritto al figlio” il cui soddisfacimento è garantito per mezzo di pratiche come l’utero in affitto al prezzo di più o meno cospicue quantità di denaro.

i-diritti-dei-gay-a-san-remo-2013È nella società dei diritti che il disegno perverso e moderno di reificazione della Persona trova l’humus culturale perfetto per realizzarsi, con la paradossale complicità della vittima: la donna è ridotta a incubatrice per conto terzi, a mera macchina biologica, la sua immensa Forza Generatrice a scontata banalità, la mistica dell’incontro tra Maschile e Femminile ad automatismo meccanicistico per la fabbricazione di esseri umani, e l’unico ed irripetibile legame tra la Madre ed il Figlio, trascendente la dimensione biologica dello stesso, è equiparato a futile quisquilia mercificabile e mercificata.

Lo squallore di questa realtà è evidente ai più, non a caso la si tenta di mascherare, grazie alla neolingua orwelliana prodotto del politicamente corretto, dietro ipocriti eufemismi, travestendola di buonismo o sentimentalismo sdolcinato, ed accompagnando alla retorica della “tolleranza” e del mai così abusato (e distorto) concetto di “amore” una violenza senza precedenti nei confronti di qualunque pensiero dissidente.
Un autentico capolavoro di coerenza, non c’è che dire, per la democrazia liberale presentatasi come rimedio e unica alternativa possibile ai totalitarismi.

Di fronte a tutto questo è legittimo o possibile per noi rimanere indifferenti, passivi, silenti? Se lo facessimo, delle due l’una: saremmo complici di questo disegno di distruzione dell’Uomo, cioè di noi stessi – in altre parole, saremmo degli utili idioti – o saremmo pavidi. Non lo siamo.

Per questo il cammino cominciato con una veglia delle Sentinelle in Piedi a Padova il 5 ottobre 2014 ha avuto come naturale sbocco il Circo Massimo a Roma. Ero lì, insieme al “Paese reale”, tanto spesso dalla politica citato quanto poco conosciuto, fatto di milioni di persone comuni, ordinarie, custodi del patrimonio più grande della nostra comunità nazionale, linfa vitale della società: la Famiglia fondata sul matrimonio, unione stabile tra un uomo e una donna, culla di Vita e sorgente prima di legami indissolubili.

Sono orgogliosamente parte di un Popolo immenso che in questi anni nichilistici ha saputo andare controcorrente e testimoniare con coraggio e perseveranza la nobiltà di valori imperituri, profondi, alti. È questo Popolo il vero e autentico argine alle forze della dissoluzione imperanti nell’attuale Kali Yuga, amante della Tradizione che ci ha resi grandi e che ci spinge a non rimanere in silenzio mentre la si annienta mattone dopo mattone. È questo Popolo un grande insieme di persone che, anche nella vita di ogni giorno, nella quotidianeità, non rifuggono dal dovere di testimonianza che si fa esempio, come ribelli jüngeriani nella lotta contro la tirannia.

Siamo la Comunità contro l’Individualismo, il Noi contro l’assolutizzazione dell’Io, l’Uomo contro la schiavitù imposta dalla Modernità, dai suoi strumenti e dai suoi servi.

16933527-kHNB-U223638136283ik-620x385@CorriereVenetoUn Potere aggressivo e pervasivo ha tentato di silenziare quel Popolo dapprima con leggi liberticide, senza riuscirci, poi con la propaganda, i linciaggi mediatici, le prese in giro, le aggressioni verbali e talvolta anche fisiche nelle piazze. Senza riuscirci. Quel Popolo è ancora qui, in piedi e a testa alta, a dimostrare che quel Potere non avrà mai vita facile. E allora grazie a questo Popolo, grazie ad ogni uomo e ad ogni donna che lo anima. Grazie perché, ricordando quanto diceva Pound, ogni giorno voi tutti dimostrate quanto le nostre idee valgono e quanto valete voi come Uomini.

Grazie per quello che ha fatto per me. Quante persone (e che persone!) mi ha messo accanto, quanti interrogativi mi ha posto, a quanta riflessione mi ha spinto, quanta ricchezza mi ha donato. Grazie per l’esempio ricevuto che mi ha incentivato a riscoprire una fede cattolica che, donatami generosamente, non si è mai realmente evoluta dal rango di eredità culturale, è stata sempre respirata ma mai realmente vissuta e per molto tempo considerata scontata, a costo zero, da tirare fuori all’occorrenza. In altre parole, debole. Se Dio vorrà, diventerà forte passo dopo passo lungo il cammino che mi porterà a scoprire quello che è il Suo disegno per me.

L’esito della battaglia in corso non ci è noto ma sappiamo che, qualunque sarà, avremo combattuto con coraggio ed onore, consapevoli di poter sempre contare sull’aiuto più grande, quello vicendevole dei fratelli e delle sorelle accanto a noi con i quali sono nate amicizie che il Tempo non vincerà, e che rendono ciò che si è costruito qualcosa di meraviglioso e incredibile.

Questa battaglia è solo un primo passo. È stato detto che l’Italia, con la sua eroica resistenza, non è fanalino di coda ma ultimo faro ardente. È stato detto che non siamo il residuo di un mondo anacronistico ma l’alba di un mondo nuovo che sta nascendo sopra le macerie di quello moderno ormai avviato inconsapevole, mentre si sollazza ubriaco di falsi diritti e libertà, all’inevitabile autoannientamento.

Siamo la Forza che, traducendo nel concreto giorno dopo giorno l’Ideale, darà vita ad un nuovo Occidente. Siamo quelli che renderanno Moderno ciò che è Antico. Ci è toccato in sorte un destino carico di responsabilità e attese. Ognuno di noi ha il compito di non tradirle.

«Lo so. È tutto sbagliato. Noi non dovremmo nemmeno essere qui. Ma ci siamo. È come nelle grandi storie, padron Frodo. Quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi sapere il finale. Perché come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com’era dopo che erano successe tante cose brutte? Ma alla fine è solo una cosa passeggera, quest’ombra. Anche l’oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno. E quando il sole splenderà, sarà ancora più luminoso. Quelle erano le storie che ti restavano dentro, che significavano qualcosa, anche se eri troppo piccolo per capire il perché. Ma credo, padron Frodo, di capire, ora. Adesso so. Le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l’hanno fatto. Andavano avanti, perché loro erano aggrappate a qualcosa.
Noi a cosa siamo aggrappati, Sam?
C’è del buono in questo mondo, padron Frodo. È giusto combattere per questo.
»

Combattere per il buono in questo mondo. In fondo, è tutto qui.

Vincenzo Derobertis

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La bonaria insorgenza del senso comune

12669529_10205607224356080_1439389966054650793_nChe può dirsi del Family Day? Da giorni i media facevano a gara per descriverlo come un
covo di ringhiosi haters. Le orde selvagge del familismo si sarebbero abbattute su Roma, dicevano. Arrivano i negatori della civiltà! Questa la cantilena ossessiva.

È bastato mettere piede al Circo Massimo per accorgersi della vanità del chiacchiericcio maligno. Chi pensava di entrare nell’arena si è ritrovato in una palestra di giochi, per riprendere una bellissima immagine di Chesterton. Continua a leggere

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Ecco perchè dovevo esserci

30 gennaio 2016. Oggi è giornata di Family Day, ancora una volta, dopo il 12 maggio 2007 e dopo il 20 giugno 2015 torno in piazza, io che non amo per niente le folle, tanto che pure a piazza San Pietro dal Papa vado mal volentieri.

Sono di Roma e a me costa davvero poca fatica raggiungere la piazza. Mi sveglio con comodo, faccio colazione, con Anna usciamo verso le 8, portiamo Francesco e Giovanni dai nonni e con l’auto mi dirigo verso il Circo Massimo. Trovo parcheggio proprio nei pressi della piazza.

Prima della folla però c’è la messa a San Nicola in Carcere, chiesa di cui ignoravo l’esistenza prima che Costanza lanciasse l’avviso la mattina precedente.
La chiesa è affollata ma l’atmosfera durante la celebrazione è raccolta. Usciamo dalla chiesa dopo la messa e incontro tante persone che fino a poco prima erano solo un nome, un’immagine e delle parole lasciate su un social network. La gioia di poterle abbracciare è grande, perché altrettanto grande è la stima e la riconoscenza che provo per loro.

Poi si scende in piazza, al Circo Massimo, in compagnia di una coppia di amici. Si mangia tutti insieme un panino e poi ecco arrivano altri “amici di social” che vengono da lontano: abbracci, selfie e due chiacchiere, soprattutto con i milanesi perché Anna ha il “pallino” dello scambio della pace, durante la messa, e vorrebbe che pure da noi, qui a Roma, fosse proprio come quello che c’è nel rito ambrosiano.

Io mi ritrovo a parlare con il mitico Andreas Hofer e finalmente trovo il tempo di raccontargli che ormai diversi anni fa, la mia conversione e la mia “educazione” culturale di buon cristiano fecero un passo fondamentale grazie ad un sito internet pieno di informazioni, racconti sulla storia della Chiesa. Seppi tempo dopo che fu proprio lui a creare e gestire quel sito internet.

Finite le chiacchiere e gli ossequi, il Circo Massimo si anima. Grazie all’intraprendenza di mia moglie (fosse per me sarei rimasto nell’angoletto dov’ero) riesco a guadagnare un posto che per prestigiosità era secondo solo al palco stesso. Mi ritrovo circondato da politici di grosso calibro, persone che seguo solo da lontano ma che so essere nella storia del paese ormai da anni.

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Ascolto gli interventi. Alcuni riesco ad apprezzarli poco, li trovo un po’ troppo improvvisati ed enfatici. Ma Costanza Miriano, Massimo Gandolfini, la dottoressa croata Zeljka Markic e la californiana Jennifer Lahl….”spaccano”, come dicono gli adolescenti oggi.

Poi la festa finisce. Una breve camminata nella fiumana di gente (dal Circo Massimo, guardando verso il Colosseo si vedevano solo teste e braccia) che torna verso la stazione del treno o verso i pullman e si riprende l’auto per tornare a casa. C’è anche il tempo di fermarsi al supermercato per la spesa! E alle ore 20, sono comodamente con le gambe sotto il tavolo per la cena.

Insomma, questo è stato il mio Family Day: minimo sforzo, massimo guadagno. Nulla a che vedere con gli amici che sono partiti all’alba e sono tornati a casa a notte fatta; nulla a che vedere con chi ha sborsato centinaia di euro per esserci. Lontano anni luce da chi è salito su un aereo da Washington per esserci. Dubito io avrei mai trovato le risorse e le energie per fare quello che hanno fatto queste persone.

Dovevo esserci, quindi, innanzitutto per loro. E poi dovevo anche esserci per testimoniare il mio piccolo, piccolissimo ma profondo “grazie” ai tanti che si spendono in prima persona per la “buona battaglia”: dovevo dire grazie a Mario Adinolfi, a Costanza Miriano, a Filippo Savarese e Jacopo Coghe, a Gianfranco Amato, al “capitano” Massimo Gandolfini e a tutti gli altri che anche per conto mio, anche in nome mio si battono così coraggiosamente, così strenuamente, come io dovrei ma proprio non saprei fare…

Ma soprattutto dovevo esserci perché, lo dico chiaramente, “sono contro”.

Non solo sono contro un disegno di legge ingiusto, scritto con i piedi e bugiardo, dall’inizio alla fine; non solo sono contro l’affermazione di diritti che non esistono, contro l’affitto degli uteri, contro il separare intenzionalmente un bambino dalla sua mamma.

Dovevo esserci perché sono contro coloro, seppur pochi ma ricchi e potenti, che giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, incessantemente e con ogni mezzo vogliono convincerci che è bene appiattire ogni differenza tra le persone, prima tra tutte quella tra un uomo e una donna, senza però  riconoscere che ogni vita è degna e che tutti noi siamo figli dello stesso Padre; sono contro coloro che vogliono convincerci che è bene tagliare via tutto ciò che ci fa uomini, diversi dagli animali, che è bene chiudersi in noi stessi perché chi ci sta intorno è un nemico, che è bene essere in competizione con gli altri piuttosto che unire le forze, che è bene “superare” l’idea di famiglia perché quell’idea non esiste più, sebbene sia quella che è sempre e ovunque esistita.

Dovevo esserci perché sono contro coloro che vogliono convincerci che tutto può essere comprato, e più ricco sei più è ampio il catalogo delle cose che puoi comprare, che l’embrione umano è una cosa, che un feto umano non vale come un adulto umano e che per questo possa essere brutalmente strappato dal grembo materno, che pezzi di feto umano possono essere acquistati; sono contro coloro che vogliono convincerci che solo la scienza e la tecnica ci faranno superare tutti i nostri limiti, risolveranno tutti i nostri problemi e ci faranno felici.

Dovevo esserci perché sono contro coloro che vogliono convincerci che il dolore, la sofferenza e la malattia sono inutili e vanno eliminati da ogni discorso; sono contro coloro che vogliono convincerci che chi soffre o è malato è meglio non avercelo sotto gli occhi; sono contro coloro che vogliono convincerci che l’uomo basta a se stesso, che non ha bisogno di Altro, che non sia possibile perdonare, che non sia possibile donare la propria vita per gli altri, che dopo la morte non c’è nulla.

Dovevo esserci, come cittadino e come cristiano.

Stefano Bataloni
https://piovonomiracoli.wordpress.com/

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Da Faenza a Roma … per la Famiglia!

Al Family Day il 30 gennaio mio marito ed io abbiamo visto cosa significa “essere popolo”. Quel popolo che è da sempre alla base della società e in cui la famiglia, composta da un uomo e una donna uniti in matrimonio, è cellula imprescindibile e irrinunciabile. Fin dalla mattina presto abbiamo incontrato in autostrada decine di pullman pieni di famiglie che scendevano a Roma. Hanno invaso gli autogrill e i caselli autostradali. Poi le persone hanno invaso le metropolitane e le vie. Composte e allegre hanno raggiunto l’enorme spazio del Circo Massimo e atteso che la grande festa cominciasse.

Nel frattempo le mamme hanno continuato a fare le mamme, dando da mangiare ai bambini (ce n’erano tanti, tantissimi di ogni età), cambiandoli, cullandoli mentre i papà facevano i papà, spiegando, raccontando, portandoli in giro e facendoli giocare. Poi tantissimi gruppi di giovani uomini e donne che credono in un futuro in cui sia ancora possibile formare una vera famiglia, al di là della propria fede e del partito di riferimento. Tantissimi giovani sacerdoti che pregavano e sorridevano. Tantissime persone anziane che forse si domandavano stupite perché fosse necessario riunirsi per ribadire un concetto tanto semplice.

Disagio, sacrificio fisico ed economico per tanti. Ma la consapevolezza di essere presenti (anche per quanti impossibilitati a venire ma vicini a noi nei cuori) e uniti di fronte alla Realtà ha dato a tutti la forza necessaria e la consapevolezza che è il popolo, fatto di carne e di sangue, a dovere esprimere e ribadire l’importanza della famiglia naturale.

Eravamo in piazza, non contro le persone – anche se chi ci contesta questo non lo vuole accettare – ma contro le ideologie e contro il DDL Cirinnà sulle unioni civili/omosessuali che contrasta con l’art. 29 della Costituzione Italiana – per testimoniare un dato antropologico, pregiuridico e precristiano, un dato, come si dice, di “diritto naturale”: da che mondo è mondo, chiunque uno creda l’abbia creato, per essere arrivati fino a noi sono stati necessari un uomo e una donna.

Se la scienza, oggi, consente di manipolare tanto della nostra vita, non è detto che tutto sia però lecito e possibile: l’uomo si deve rendere conto che è limitato e che lo sarà sempre. L’uomo sarà veramente tale quando imparerà ad amare il proprio limite e il sacrificio. Eravamo, siamo e saremo un popolo che scende in piazza per amore della vita e della famiglia costituzionale e naturale, per amore dei bambini e dei loro diritti – non di quelli che li vogliono comprare – e per amore del nostro Paese come ci è stato dato dai nostri padri costituenti.

E per chi è cristiano, limitato e peccatore come noi, anche per l’amore di Dio, per il dono della vita che ci ha dato e per cercare di essere nel nostro piccolo testimoni operosi della Sua misericordia.

Elena e Jorick

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